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Mozione del Comitato Direttivo sull’immigrazione verso l’Europa

immigrati

Il Comitato Direttivo della Sezione di Trapani del Movimento Federalista Europeo, riunitosi nei locali sociali per esaminare lo stato di avanzamento del processo di integrazione europea;

avuta notizia della recente strage di migranti nel Mediterraneo, nei pressi dell’isola di Lampedusa;
ritenuta l’estrema gravità dell’evento, che si colloca ancora una volta nella colpevole sequenza per cui da tempo perdono tragicamente la vita migliaia di persone che fuggono disperate dai loro Paesi verso l’Europa, per sottrarsi ad un oscuro futuro, troppo spesso consistente in permanenti guerre e guerriglie, brutali governi dispotici, orribili atti terroristici, ripetute carestie e profonda miseria;
considerato che tutti i veri democratici d’Europa, e ancor più i federalisti europei, di là dalla ferma condanna delle organizzazioni criminali che sfruttano cinicamente i flussi migratori verso l’Europa, non possono ora evitare di riesaminare, ancora una volta, le attuali politiche di emigrazione dei governi europei, e in particolare dell’Italia, senza tralasciare peraltro le necessarie premesse di ordine morale e nel totale rispetto dei diritti dell’uomo;

 ricorda quindi anzitutto
– che qualsiasi misura di ordine politico sia adottata dalle autorità di governo dei Paesi europei in materia di emigrazione, essa non può ignorare il superiore valore della vita e della dignità umana, che vanno preservate in assoluto, senza cedimenti a chiusure di natura culturale che mascherano soltanto egoismi di parte, e che le vorrebbero condizionate a valutazioni diverse a seconda delle varie appartenenze nazionali, in ciò riproponendo, scopertamente o subdolamente, sorpassate e pericolose ideologie di pretese inferiorità delle etnie dei popoli “altri” rispetto in particolare all’Occidente;
– che la pervicace ostinazione dei governi nazionali d’Europa – Italia compresa – a voler ritenere le politiche dell’immigrazione come una competenza sostanzialmente nazionale, attribuendo alle autorità comunitarie come la Commissione e il Parlamento europeo un limitato ambito complementare e residuale, ha finito nei fatti con il relegare la fascia meno ricca e meno istruita di coloro che intendono emigrare in Europa, in una classe di non-persone diversa da tutti gli altri, priva dei principali diritti umani e sottoposta ad odiosi ricatti e ingiusti trattamenti di polizia;
– che le sbandierate ragioni politiche ed economiche che sono spesso poste a base ad esempio delle politiche nazionali di respingimento nei confronti di coloro che vengono etichettati come “sans papiers” o ancor più spregiativamente come “clandestini”, platealmente ignorano il fatto indubitabile che prima di acquisire lo status di cittadini nazionali si è uomini e donne di questo pianeta, senza distinzioni di appartenenza a Stati, etnie o nazioni;

tutto ciò premesso, ritiene ancora
– che in via di principio non si debba negare a qualunque cittadino del mondo il diritto di emigrare in altri Paesi ed ivi costruire la propria vita, partecipando con pari diritti e dignità dei cittadini “nazionali” alla nuova società dallo stesso liberamente scelta;
– che d’altronde la storia ci insegna che non sono valsi muri, steccati o impedimenti di sorta a bloccare le migrazioni dei popoli nei secoli, ma che anzi da tali “contaminazioni” è sorto poi un complessivo arricchimento della società fino alla nascita di nuove civiltà, come ad esempio è accaduto ieri per l’Europa medioevale e successivamente con gli Stati Uniti caratterizzati da un melting pot alla lunga rivelatosi benefico;
– che proprio l’Europa, già descritta dalla Convenzione Europea nel preambolo della prevista Costituzione per l’Europa, poi colpevolmente non entrata in vigore nell’Unione, come “spazio privilegiato della speranza umana” che intende “operare a favore della pace, della giustizia e della solidarietà nel mondo”, non può oggi sottrarsi impunemente a tale compito e a tale missione che essa stessa e la storia si sono dati;
reputa di conseguenza necessario
1. che l’Unione Europea si doti democraticamente di una sua propria politica dell’immigrazione, ispirata ai suesposti principi, che superi definitivamente il criterio per cui le politiche dell’immigrazione restano nell’esclusiva potestà dei governi nazionali, i quali si sono dimostrati ampiamente incapaci di gestire il fenomeno in concordanza con i superiori diritti dei migranti rispetto alle pretese degli Stati;
2. che in particolare il governo italiano cessi di richiamare periodicamente e ipocritamente l’intervento dell’Europa in tale materia, dipingendola come un’entità ignava ed estranea all’Italia, quando è proprio l’Europa intergovernativa dei Consigli europei, con la presenza e il concorso dei ministri italiani e la politica nazionale dei respingimenti e dei centri di espulsione, che ha contribuito sinora a voler mantenere su tale materia l’assurda ed incivile esclusione di un’autorità europea democratica, autonoma e al di sopra degli Stati, che risulti aperta all’accoglienza e all’integrazione dei cittadini di altri Paesi;
3. che ci si adoperi invece al più presto, piuttosto che a reiterare la richiesta di affidare nuove politiche di contrasto con la forza ad un riformato e rafforzato Frontex, ad istituire un percorso pubblico umanitario verso i principali Paesi dell’Unione, Italia compresa, che possa spezzare il triste e cinico mercato di migranti, e dare a coloro che vogliono venire in Europa la possibilità di giungervi autonomamente e liberamente, al più secondo quote annuali ragionevoli e modalità non vessatorie;
4. che venga riformata la politica della cittadinanza degli Stati membri dell’Unione, nel senso di dare più rilevanza alla residenza in un qualsiasi Paese dell’Unione e all’adesione agli aspetti cosmopolitici della cittadinanza, fino ad una significativa facilitazione nelle procedure di concessione della cittadinanza nazionale e alla possibilità di pervenire all’acquisizione della cittadinanza europea indipendentemente dalla cittadinanza nazionale;

indica
per la realizzazione di una nuova politica europea dell’immigrazione e della cittadinanza, la progressiva creazione di una Federazione Europea e l’abbandono dell’Europa intergovernativa che tanti danni ha portato e ancora porta al processo di integrazione europea;

affida
alla sensibilità e alla buona volontà di tutti i sinceri democratici d’Europa l’obiettivo di dar corpo senza ulteriori indugi ad una svolta decisiva in senso genuinamente federale alla costruzione dell’unità europea, nell’auspicio fra l’altro che l’elezione europea e il semestre italiano di presidenza dell’anno venturo possano essere i momenti trainanti di un rilancio significativo e duraturo del progetto europeo di unificazione politica del continente.

Trapani, 4 ottobre 2013
IL COMITATO DIRETTIVO DELLA SEZIONE MFE DI TRAPANI

Mozione del comitato direttivo sull’aggravamento della crisi in Italia

MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO – SEZIONE DI TRAPANI

Mozione del comitato direttivo sull’aggravamento della crisi in Italia

Il Comitato direttivo della sezione di Trapani del Movimento Federalista Europeo,

preso atto della situazione complessivamente venutasi a creare in tutta l’Eurozona per effetto della crisi economica cui l’Europa comunitaria non è stata in grado, allo stato, di porre efficaci rimedi;

che negli Stati più deboli dell’Unione tale crisi ha già causato rilevanti contraccolpi di carattere sociale, con ricadute impressionanti sul tenore di vita delle popolazioni coinvolte;

considerato altresì che in tali Paesi – e particolarmente in Italia – la crisi sta ormai acquisendo un allarmante carattere politico, che pare perfino mettere a rischio le stesse istituzioni;

fa presente

che la crisi apertasi nel 2008 nell’Eurozona si è ormai sensibilmente aggravata, trasformandosi, specialmente in Italia, da finanziaria ed economica in sociale e politica, e mostrando una classe politica nazionale confusa e frastornata, priva di una idea-guida forte, in grado di far uscire il Paese dalle secche in cui l’Europa è precipitata con il blocco dell’economia, ma anche divisa fra opposti populismi e tecnicismi di bassa politica, come si è visto per ultimo dalla vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica;

considera

al riguardo assai deleterio che l’Italia, a due mesi dalle ultime elezioni nazionali, si stia distinguendo in negativo fra i Paesi membri dell’Unione europea per la sua assoluta incapacità di darsi in tempi brevi un governo adeguato ed autorevole, che pur nel risanamento dell’economia possa fronteggiare all’interno le gravissime urgenze sociali e richiedere con forza e determinazione nell’ambito delle istituzioni comunitarie un decisivo salto di qualità per la ripresa dell’economia europea e il varo di un grande piano di sviluppo finalizzato alla costruzione di un’Europa politica;

rileva

infatti che la principale causa della crisi che ha colpito l’Eurozona sta nella mancata istituzione, accanto alla moneta unica, di un governo economico europeo controllato dal Parlamento europeo ma rigorosamente autonomo dai governi nazionali, vale a dire nel mancato completamento dell’unione politica europea in forma federale;

che conseguentemente lungi dal perseguire sciagurati progetti di rigetto della moneta unica occorra procedere da subito al rilancio del processo costituente europeo mediante la messa in campo dell’unione bancaria e fiscale sino alla creazione di una Federazione dell’Eurozona, in una prima fase limitata quindi agli aspetti economici e monetari;

sottolinea

che a fronte di una situazione ogni giorno sempre più drammatica per la Sicilia e per i giovani la stessa classe politica isolana appare in buona sostanza abbastanza inerte e nonostante taluni buoni propositi ancora attardata nei modi usuali di gestione anche clientelare della cosa pubblica, mentre appare sempre più necessario contribuire invece ad individuare e proporre soluzioni da discutere insieme con la società civile alla luce del progetto di una Sicilia europea pienamente integrata in una Federazione europea protesa verso i Paesi della sponda sud del Mediterraneo;

impegna

in tale prospettiva la Sezione MFE di Trapani per la costituzione di un Comitato per l’Europa federale che operando anche a livello provinciale sia punto di incontro, dibattito ed iniziativa fra partiti politici, sindacati ed altre organizzazioni della società civile trapanese allo scopo di far emergere dal basso richieste e proposte per il superamento della crisi nella prospettiva non più eludibile della costruzione della Federazione europea a cominciare dall’Eurozona.

Trapani, 20 aprile 2013

IL COMITATO DIRETTIVO DELLA SEZIONE MFE DI TRAPANI

MOZIONE DEL COMITATO DIRETTIVO SULLA RIFONDAZIONE DELL’EUROPA

MOZIONE DEL COMITATO DIRETTIVO SULLA RIFONDAZIONE DELL’EUROPA

Il Comitato Direttivo della Sezione di Trapani del Movimento Federalista Europeo, riunitosi nei locali sociali di via Emilia n. 2 – Casa Santa,

esaminata la difficile situazione economica venutasi a creare nell’Unione Europea, e in particolare fra i paesi che adottano l’euro come moneta comune, per effetto del protrarsi della crisi economica innescata a suo tempo dal crollo dei mutui subprime americani;

vista la sostanziale inefficacia, se non addirittura in taluni casi la dannosità, dei provvedimenti al riguardo adottati dai governi e parlamenti nazionali, con speciale attenzione a quelli italiani;

ritenuto che per la soluzione di tale crisi occorra invece procedere senza indugi non soltanto ad una revisione dei meccanismi di sostegno dei sistemi bancari e dei debiti sovrani degli Stati europei, ma soprattutto ad una modifica in profondità degli attuali assetti politico-istituzionali dell’Unione nel suo complesso;

osserva

anzitutto che tale crisi economica, che si riferisce ad una delle aree più ricche e progredite del pianeta, non è dipesa dalla stupidità dei mercati o dalla ottusa rapacità della speculazione a livello internazionale, quanto piuttosto dalla circostanza a tutti evidente che l’Europa comunitaria manca in realtà di un vero governo, autonomo dai governi nazionali, in grado di intervenire con tempestività ed efficacia sulle storture o inefficienze dei sistemi economici nazionali e consentire adeguatamente il rilancio dell’economia europea;

fa presente

che in tale contesto non fa meraviglia che l’ultimo Stato in ordine di tempo aggredito dai mercati internazionali sia l’Italia, in costante calo di fiducia politica oltre che economica, ma che pure presenta punti di forza non indifferenti rispetto agli altri Paesi dell’Unione monetaria fatti oggetto di recente dell’attacco della speculazione;

ribadisce

che il pur necessario rigore per il risanamento dei conti pubblici, giustamente preteso soprattutto dal governo tedesco nei confronti degli Stati dell’Unione in grave difficoltà di bilancio e in particolare rispetto alla Grecia, non può tuttavia spingersi fino a richiedere ai cittadini europei di tali Paesi un prezzo altissimo in sacrifici, pena non soltanto gli evidenti costi sociali e le possibili ostilità verso lo stesso processo di integrazione ma anche le possibili ricadute in termini di recessione e blocco di qualsiasi ulteriore crescita dell’economia;

ritiene

quindi che il carattere chiaramente sistemico e non congiunturale della crisi che sta mettendo in ginocchio gli Stati europei dell’Eurozona rivela senza alcun dubbio che la soluzione di tale grave situazione va ricercata nella radicale riforma degli assetti politico-istituzionali delineati dal Trattato di Lisbona e rivelatisi platealmente insufficienti a fronteggiare adeguatamente crisi economiche di tale portata;

considera

al riguardo che sia necessario e ormai improcrastinabile, pena il crollo dell’Unione monetaria e con essa dell’intera costruzione europea, superare le lentezze, i tentennamenti e le mezze misure che hanno finora caratterizzato l’azione delle istituzioni comunitarie in tali frangenti, e costruire da subito un embrione di un autentico governo europeo dell’economia, democraticamente responsabile davanti al Parlamento europeo, che possa nella solidarietà comunitaria risanare i pubblici bilanci e porsi a livello internazionale quale nuovo soggetto autorevole di rappresentanza del popolo europeo;

auspica

per tal verso che i governi nazionali, abbandonando ogni residua forma di egoismo nazionale che impedisce qualsiasi progresso nella libertà e democrazia, riprendano con coraggio e determinazione, d’intesa con le forze politiche più responsabili del continente, la strada che fu dei Padri Fondatori per una vera e propria rifondazione democratica dell’Unione, nella prospettiva di un’unione più stretta e indissolubile che sia la base in Europa per un’autentica Federazione di Stati e di Cittadini.

Trapani, 7 ottobre 2011IL COMITATO DIRETTIVO DELLA SEZIONE MFE DI TRAPANI

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A cura dell’ufficio Stampa e Propaganda della Sezione

di Trapani del Movimento Federalista Europeo

via Emilia n. 2 Casa Santa – Tel. 0923.539729

mfe.trapani@fedeuropa.org – Cell. 347.9541553

I Federalisti e la crisi italiana

I FEDERALISTI E LA CRISI ITALIANA

L’Italia sta attraversando una fase di crisi estremamente grave in cui è in pericolo la tenuta dello stato democratico e, quindi, l’attiva partecipazione del paese al processo di unificazione europea. Il MFE deve prendere una posizione chiara e articolata su questa situazione se vuole essere una componente attiva e riconosciuta del dibattito politico italiano. Deve pertanto non solo sforzarsi di fornire una analisi convincente, ma anche presentare delle proposte concrete per quanto riguarda la risposta politica alla crisi italiana. In questa prospettiva propongo alcune considerazioni orientative.

1. L’Italia in pericolo

Deve essere anzitutto chiara la gravità della crisi italiana e, al riguardo, tre mi sembrano gli aspetti fondamentali che vanno evidenziati.

– E’ in grave pericolo la coesione economico-sociale del paese.

Nel contesto generale della globalizzazione senza regole e in quello particolare della crisi finanziaria ed economica mondiale, che ne rappresenta una delle principali conseguenze, si stanno producendo in Italia fenomeni di disoccupazione, precarizzazione, esclusione sociale, povertà, peggioramento della situazione degli immigrati, arretramento di gran parte del Meridione, il cui livello apre la strada a tensioni disgregatrici del sistema economico-sociale.

La drammaticità della situazione emerge con chiarezza se si tiene presente il dilemma fondamentale di fronte a cui si trova la classe politica. Da una parte, occorre mobilitare grandiose risorse finanziarie per realizzare una generale garanzia dei redditi, la lotta all’emarginazione (che comprende una seria politica di integrazione degli immigrati), una più efficace solidarietà interregionale. Dall’altra parte, non solo non deve aumentare il debito pubblico, ma si deve perseguire una sua costante e celere riduzione, se si vuole evitare lo sbocco in una catastrofica situazione di insolvibilità dello stato. Ciò comporta un impegno di dimensioni inaudite nella lotta contro gli sprechi, le inefficienze, i parassitismi, l’evasione fiscale, l’economia illegale. L’interrogativo è la capacità di risposta del sistema politico italiano a questa sfida esistenziale.

– E’ in grave pericolo l’unità dello stato

Lo stato italiano ha una struttura debole a confronto con i partner europei più avanzati a causa della sottrazione – dovuta a una presenza mafiosa che nell’attuale situazione tende a rafforzarsi – di ampie zone del paese al controllo dello stato. E questa situazione è destinata a peggiorare ulteriormente se, per la mancanza di una forte politica d’integrazione degli immigrati, si formeranno ghetti etnici nelle grandi città. Alla strutturale debolezza dello stato italiano si aggiungono ora – a partire dalla parte settentrionale del paese e con iniziali ma significative manifestazioni nella parte meridionale – forti tendenze micronazionaliste con preoccupanti vocazioni secessioniste, che mettono apertamente in discussione il mantenimento dell’unità statale. A questo riguardo devono essere chiari due punti.

Le riforme in senso federale delle istituzioni pubbliche italiane, che costituiscono un tema fondamentale nell’attuale dibattito e confronto politico nel nostro paese, vanno considerate un fattore decisivo di rafforzamento del sistema democratico, di impulso all’efficienza amministrativa, di lotta ai parassitismi (soprattutto attraverso il principio della responsabilità fiscale: ogni livello di competenza e di spesa deve fondarsi essenzialmente su risorse proprie). Ma deve trattarsi di un federalismo qualificato da una strutturale solidarietà fra regioni forti e regioni deboli, sia sul piano economico-sociale (organizzata in modo non assistenziale), sia su quello della sicurezza (in particolare, lotta contro la delinquenza organizzata intesa e gestita come problema comune). Se mancano queste connotazioni e per di più è accompagnato da una forte presenza di comportamenti e retoriche di tipo micronazionalistico, il federalismo apre la strada alla disgregazione dell’unità statale.

Il secondo punto da sottolineare è che, proprio perché ci battiamo per la federazione europea nella prospettiva della federazione mondiale, dobbiamo essere chiaramente consapevoli – tanto più in un periodo in cui, mentre si preparano le celebrazioni del 150° anniversario dell’unificazione italiana, si alzano rumorose voci che la contestano in termini pratici e di principio – della validità politica dell’unità statale italiana, che una adeguata riorganizzazione in termini federali renderebbe più solida e democratica. In effetti la messa in discussione dell’unità statale italiana è destinata a produrre danni incalcolabili, oltre che al nostro paese (in cui si scatenerebbero conflitti catastrofici), allo stesso processo di unificazione europea. E ciò sia per le spinte disgregative che verrebbero favorite in altri paesi europei, sia per il fatto che la costruzione europea (che non è ancora compiuta e che dipende perciò ancora in modo determinante dalle decisioni dei governi nazionali) non può certo fondarsi su stati paralizzati dalle loro contraddizioni interne, o addirittura su stati falliti. Va anche sottolineata in questo contesto l’inconsistenza della tesi dell’Europa delle regioni, cioè di una federazione europea di cui sarebbero membri diretti centinaia di regioni. In una simile ipotetica situazione gli stati membri sarebbero pilastri troppo deboli per sorreggere un equilibrio federale e si imporrebbe perciò fatalmente una degenerazione centralistica. L’evoluzione più probabile di un’Europa di micronazionalismi a base regionale andrebbe però in direzione di una caotica convivenza entro una cornice che potrà al massimo essere costituita da una debole confederazione.

– E’ in una situazione critica il regime democratico italiano

Il governo guidato da Silvio Berlusconi manifesta tendenze populiste che si traducono in allarmanti scelte di orientamento illiberale-autoritario. A questo riguardo vanno sottolineati in particolare: il rifiuto di risolvere un conflitto di interessi che si traduce in modo specifico in una concentrazione di potere mediatico a disposizione del premier che non trova riscontro in nessuno stato liberaldemocratico; lo sforzo sistematico di limitare l’autonomia del potere giudiziario; le leggi ad personam; l’attacco alla stampa indipendente e al pluralismo politico-istituzionale. Vanno anche segnalate le pulsioni xenofobe che inquinano la linea del governo in relazione al problema cruciale dell’immigrazione e che sono in notevolissima parte un apporto della Lega Nord e del suo peso determinante nella coalizione maggioritaria.

C’è un evidente legame fra queste tendenze e la situazione personale di un uomo che deve cercare a tutti i costi di mantenere il potere politico e di strumentalizzarlo all’imperativo di sfuggire alla resa dei conti giudiziaria per i reati commessi nell’accumulo e nella gestione del suo patrimonio privato. Di qui l’allergia verso il meccanismo dei pesi e contrappesi e pure la subordinazione ai ricatti della Lega Nord sui temi della xenofobia, e anche del micronazionalismo e dell’eurofobia. Da qui il populismo cesaristico che cerca di occultare i veri problemi e l’incapacità di affrontarli.

Gli aspetti negativi, in particolare le tendenze illiberali-autoritarie, del governo Berlusconi sono preoccupanti e il MFE non può non denunciarli. Al riguardo va sottolineato che la scelta di non legarci con una parte dello schieramento politico – si tratta di un aspetto strutturale della linea di autonomia federalista che vede la dicotomia progresso-reazione coincidente con la dicotomia fra chi è favorevole e che è contrario al federalismo sopranazionale – non può significare indifferenza o neutralità quando è in questione la democrazia (che ovviamente deve essere liberale, oltre che sociale, per essere effettiva), cioè la premessa imprescindibile della transizione al federalismo sopranazionale.

Ciò detto, non mi sembra plausibile ravvisare nell’attuale situazione italiana un concreto pericolo che si instauri una dittatura fascista. Non solo non esistono le condizioni storiche, e cioè una situazione di strutturale lotta di potenza fra gli stati europei e una forte arretratezza economico-sociale che hanno reso possibile il fascismo. Ma una simile evoluzione è contraddetta dalle tendenze micronazionaliste di una componente essenziale della coalizione governativa, le quali sono incompatibili con una centralizzazione di tipo fascista.

Piuttosto, la conseguenza più concreta è immediata degli aspetti negativi del governo Berlusconi è un’incapacità strutturale di governare. L’attività governativa è in effetti bloccata dal peso dei problemi personali del premier (compresi quelli relativi ai suoi comportamenti nella vita privata che comportano una forte ricattabilità) che sottraggono tempo e spazi decisivi all’impegno diretto ad affrontare i gravi problemi del paese. D’altro canto, la mancanza di affidabilità democratica di un governo che assomiglia a un sultanato impedisce una coerente e credibile politica sul piano internazionale e, quindi, rispetto all’unificazione europea, che è il terreno strategico su cui si gioca il futuro dell’Italia.

2. Il legame fra la crisi italiana e l’incompiutezza del processo di unificazione europea

Una risposta valida ad una crisi che apre la prospettiva di un tracollo dello stato democratico italiano deve fondarsi su di una visione chiara delle cause di questa crisi. A questo fine il contesto generale da cui non si può prescindere è rappresentato dalle contraddizioni connesse con il carattere incompiuto del processo di unificazione europea.

L’integrazione europea ha dato vita a un sistema istituzionale caratterizzato da importanti aspetti federali, ma anche dalla permanenza dei meccanismi confederali fondati sui veti nazionali in settori fondamentali quali le risorse fiscali, la politica estera e di sicurezza, la difesa, la revisione istituzionale. Il sistema della federazione incompiuta (legato in ultima analisi alla tendenza strutturale degli stati nazionali ad essere allo stesso tempo strumenti e ostacoli rispetto all’unificazione sopranazionale) ha permesso proprio per la presenza degli elementi federali grandi progressi sul piano dello sviluppo economico-sociale e, quindi, su quello della pacificazione e modernizzazione dell’Europa. Nello stesso tempo la persistenza dei limiti confederali comporta gravissimi deficit che rendono questo sistema strutturalmente precario e insostenibile e che pesano duramente sulla vita degli stati nazionali.

– C’è anzitutto un deficit di efficienza

I problemi di fondo sul piano della sicurezza economico-sociale, della sicurezza ecologica, della sicurezza pubblica interna e internazionale, della salvaguardia della libertà dei cittadini hanno dimensioni continentali e, per aspetti decisivi, mondiali, essendo connessi con lo sviluppo di una globalizzazione senza regole e con la presenza di sfide alla stessa sopravvivenza dell’umanità e a cui essa deve dare una risposta comune.

La situazione richiede imperativamente di non più rinviare la piena federalizzazione delle istituzioni europee; e richiede nello stesso tempo che si avvii seriamente la costruzione delle istituzioni globali necessarie per governare la globalizzazione in direzione di uno sviluppo equo e sostenibile e per rendere stabilmente cooperativo e funzionale alla pacificazione dell’umanità il sistema pluripolare emergente. Fra queste due improrogabili esigenze c’è un legame organico dal momento che un’Europa compiutamente federale e, quindi, pienamente capace di agire non solo è indispensabile per la sopravivenza della costruzione europea, ma è altresì chiamata a svolgere un ruolo determinante nella costruzione di un mondo giusto e pacifico.

Se il rinvio del disegno di una federazione compiuta rende impossibili risposte adeguate ai problemi di fondo di fronte a cui si trovano i cittadini, è chiaro che questa situazione condiziona in modo pesantemente negativo tutti gli stati nazionali europei e, in modo particolare, uno stato come quello italiano relativamente più debole rispetto ai partner più avanzati.

Richiamo qui alcuni esempi particolarmente significativi.

– La critica situazione economico-sociale e finanziaria italiana è chiaramente condizionata in modo decisivo dalla mancanza di un governo europeo dell’economia, che presuppone un bilancio federale con reali e adeguate risorse proprie, compresi gli Unionbonds. Un governo economico europeo realizzerebbe in effetti quella politica macroeconomica (investimenti per le infrastrutture europee nelle comunicazioni, energie rinnovabili, ricerca avanzata, sostegno per la riconversione industriale, lotta alla disoccupazione) che gli stati nazionali non sono in grado di attuare, e comporterebbe un più adeguato livello di solidarietà interstatale accompagnato da una capacità ben maggiore di disciplinare le politiche nazionali di bilancio. In mancanza di ciò la classe politica italiana si trova di fronte a compiti schiaccianti che aprono la prospettiva del tracollo.

– La sfida dell’immigrazione si può affrontare in modo valido solo con un impegno unitario e incisivo dell’Unione Europea. Un’UE capace di agire all’interno e sul piano mondiale è indispensabile: per affrontare efficacemente gli squilibri globali economici, ecologici, sul piano della sicurezza che sono all’origine delle migrazioni bibliche; per attuare una unitaria ed efficace politica dell’accoglimento (richieste di asilo, emigrazione fisiologica, diritto di voto) e la lotta contro l’emigrazione clandestina (dando sostegno agli stati più deboli ed esposti, nei quali altrimenti si affermano con forza difficilmente contenibile scelte in contrasto con i diritti umani e comunque tendenti ad esasperare i problemi); per garantire il progresso economico-sociale necessario per rendere disponibili risorse ben maggiori di quelle attuali da dedicare all’integrazione degli immigrati.

– La lotta contro la delinquenza organizzata è un problema secolare dell’Italia e può chiaramente essere condotta con effettivi risultati solo in un quadro di progresso economico-sociale e politico-democratico. L’unificazione europea è la forza trainante di questo progresso, ma per i suoi ritardi e le sue incompletezze è fonte di gravi contraddizioni. Fra queste va sottolineata la libertà di movimento ottenuta dalla delinquenza organizzata con il mercato comune (a cui si aggiunge l’eliminazione di vincoli connessa con la globalizzazione) non accompagnata dalla costruzione di una adeguata capacità sopranazionale di garantire l’ordine pubblico.

– C’è nello stesso tempo un deficit di democrazia

I sistemi democratici nazionali sono inesorabilmente spiazzati dalla dimensione sopranazionale dei problemi di fondo, ma la condizione di federazione incompiuta in cui si trova il processo di integrazione europea ha finora impedito la formazione di un sistema democratico sopranazionale pienamente sviluppato ed efficiente. Per cui il processo democratico gira a vuoto. A livello nazionale, dove la democrazia è, sul piano formale, pienamente spiegata (dal voto dei cittadini nasce il governo), non si possono più compiere scelte di rilevanza strategica. Mentre a livello sopranazionale, oltre all’impossibilità di compiere, a causa dei veti nazionali, scelte adeguate ai problemi sul campo, ciò che comunque viene deciso non ha una base accettabile di legittimità democratica.

Questa situazione, che è alla base della grave crisi di consenso di cui soffre l’integrazione europea, costituisce d’altro canto il fattore fondamentale della crisi della politica e della democrazia che caratterizza in generale i paesi europei e, in modo particolarmente acuto, l’Italia, data la specifica arretratezza del nostro stato nel contesto europeo. Quando nei cittadini si diffonde il senso dell’inutilità della partecipazione politica, dal momento che i meccanismi democratici girano a vuoto, quando non si vedono risposte consistenti alle preoccupazioni vitali dei cittadini, da una parte sono inevitabili rilevanti fenomeni di apatia politica, dall’altra conquistano spazi politici decisivi le tendenze più irrazionali – dal populismo, al micronazionalismo, alla xenofobia – che inquinano la dialettica democratica.

Il chiarire il nesso fra queste tendenze e il contesto più ampio costituito dall’incompiutezza dell’integrazione europea e dal suo rapporto con una globalizzazione senza regole non significa – sia ben chiaro – un atteggiamento giustificatorio, del tipo “comprendere, perdonare”. L’orientamento illiberale-autoritario e populistico di uomo come Berlusconi (e dei suoi accoliti) incapace di emanciparsi dalla difesa con qualsiasi mezzo dei propri interessi privati, così come le tendenze micronazionaliste, secessioniste, e xenofobe della Lega Nord (e il suo potere di ricatto sul governo Berlusconi) rappresentano un fattore di indubbia rilevanza della crisi italiana e configurano responsabilità politiche che vanno denunciate senza mezzi termini. Inquadrare queste responsabilità nel contesto più ampio della federazione europea incompiuta permette d’altro canto di comprendere più in profondità il fatto che Berlusconi e la Lega Nord, con i loro orientamenti distruttivi, hanno un consenso così ampio da condizionare pesantemente la politica italiana. E permette quindi di impostare una linea politico-strategica adeguata per affrontare validamente la crisi italiana.

3. L’impegno sopranazionale e l’impegno nazionale necessari per affrontare la crisi italiana

Se quanto detto finora è plausibile, è evidente che la linea politico-strategica necessaria per affrontare validamente la crisi italiana ha come momento trainante l’impegno per il risoluto e rapido avanzamento verso la federazione europea piena. Il passo avanti immediato è rappresentato dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e dal rafforzamento, che esso rende possibile, delle politiche comuni e, quindi, dall’avvio della costruzione di un governo economico dell’Europa e di una maggiore capacità di azione internazionale. Ma, parallelamente, deve iniziare l’impegno per il processo costituente della federazione europea con quelli che ci stanno (superando cioè il diritto di veto nazionale nella funzione costituente) e che coinvolga i cittadini europei in ogni fase del processo fino al referendum europeo conclusivo. Va sottolineato che il carattere pienamente democratico del processo costituente è un requisito fondamentale della sua efficacia e altresì per superare la crisi di legittimità del processo di integrazione europea, che della crisi generale della politica e della democrazia è una componente essenziale.

L’avanzamento verso il completamento della federazione europea richiede un decisivo impegno da parte italiana, come dimostra tutta la vicenda dell’integrazione europea, in cui le trainanti iniziative franco-tedesche hanno visto il sostegno indispensabile e rafforzativo dell’Italia D’altra parte l’impegno sopranazionale dell’Italia sarà possibile ed efficace solo se sarà integrato da un impegno vigoroso e risolutivo di risanamento interno.

Una maggiore solidarietà europea, necessaria per affrontare la grave situazione economico-sociale del paese, non può essere perseguita in modo credibile ed efficace se l’Italia non fa la sua parte – tramite una lotta senza quartiere contro gli sprechi e i parassitismi di ogni genere – per realizzare la indispensabile solidarietà sociale e interregionale, senza aumentare, ma anzi riducendo il debito pubblico, che è oltretutto un pericolo per la stabilità e funzionalità dell’unione monetaria.

Senza riforme istituzionali che, attraverso un federalismo solidale, la diminuzione dei parlamentari (e più in generale del pletorico personale politico a tutti i livelli), una seria efficientizzazione degli apparati burocratici, rendano il paese più solido e il governo più capace di agire, l’azione italiana sul piano sopranazionale è destinata a rimanere inconsistente.

E infine, senza credibilità democratica e in una situazione in cui c’è il rischio di un isolamento analogo a quanto avvenuto per l’Austria all’epoca del caso Haider, non potranno esserci e comunque nessuno le prenderà sul serio iniziative italiane per un reale avanzamento dell’integrazione europea.

E’ evidente che l’attuazione della linea necessaria per affrontare validamente la crisi italiana ha la sua premessa imprescindibile nel superamento del governo di Berlusconi. L’alternativa a questo governo che sia in grado di guidare il paese nella giusta direzione non può d’altra parte che essere un governo di emergenza. Deve trattarsi di un governo fondato su larghe convergenze provenienti da tutti i settori dello schieramento politico, che permetta di isolare e disinnescare le tendenze illiberali-autoritarie, populiste e micronazionaliste e che sia in grado di compiere le difficilissime scelte necessarie per il risanamento economico-sociale e finanziario le quali sono chiaramente al di fuori del raggio operativo della normale dialettica governo-opposizione.

Questa prospettiva può sembrare fuori dalla realtà, se si guarda staticamente alla situazione dell’attuale governo e in particolare alla maggioranza di cui dispone. Ma non è così se si prende atto con chiarezza delle contraddizioni sempre più insostenibili che minano la tenuta del governo a causa dell’enormità dei problemi del paese e dei problemi personali del premier. In ogni caso è imperativo dire la verità anche se è difficile ed è necessaria una valida linea di resistenza ad un deterioramento politico, che oltre un certo punto può diventare irreversibile.

Un sostegno chiaro e forte a questa linea, che non può non comprendere anche l’indicazione dello schieramento politico che la può portare avanti, è il contributo più importante e concreto che può essere dato alla vita politica italiana in questa fase critica in cui si gioca il futuro del paese.

La parola d’ordine valida dovrebbe essere: Un governo di unità nazionale democratica per un’Italia europea.

Sergio Pistone

Sulle repressioni in Tibet

MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO

SEZIONE DI TRAPANI

MOZIONE DEL COMITATO DIRETTIVO SULLE REPRESSIONI IN TIBET

Il Comitato Direttivo della Sezione di Trapani del Movimento Federalista Europeo, riunitasi in data 9 aprile 2008 nei locali sociali per esaminare gli attuali aspetti dell’azione politica connessa all’integrazione europea e più in generale l’avanzamento dei processi di costruzione della democrazia internazionale;

presa cognizione in particolare della situazione venutasi a creare in Tibet, per effetto della recente repressione violenta dei moti di ribellione alle autorità di Pechino;

ricordando che il popolo tibetano trovasi da circa mezzo secolo privato dai fondamentali diritti della persona umana, quali la libertà di parola e di assemblea, e per conseguenza spinto a scegliere fra l’oppressione di un regime autoritario e l’esilio dalla terra d’origine;

che nonostante le formali assicurazioni da parte della Repubblica cinese, che aveva garantito nel 1950 la piena autonomia del Tibet, con il riconoscimento del suo sistema politico e il pieno rispetto della libertà religiosa, è proseguita nel territorio della Regione la violazione continuata dei diritti umani, con una campagna di pulizia etnica fondata sulla forzata immigrazione di popolazioni di etnia Han, e la repressione violenta dei reati d’opinione mediante l’uso sistematico della tortura e delle innumerevoli condanne a morte;

che tali fatti, che realizzano in sostanza un vero e proprio genocidio culturale come riferito anche dal Dalai Lama, non possono che essere con forza denunziati all’opinione pubblica italiana ed europea, anche allo scopo di non tradire lo spirito dei giochi olimpici che si terranno nei prossimi mesi in Cina;

tutto ciò premesso,

esprime il sostegno dei federalisti europei al popolo tibetano, perché in tutto il mondo la democrazia non resti solo una petizione di principio, ma venga invece attuata con forza e determinazione, seppure con strumenti pacifici e non violenti, per liberare i popoli dalle ricorrenti sopraffazioni dei governi e realizzare nei fatti la piena partecipazione politica dei cittadini alle decisioni che li concernono;

ribadisce tuttavia in tale sede che il conseguimento della democrazia internazionale non ha luogo mediante l’artificiosa nascita di nuovi Stati-Nazioni, o le inefficaci risoluzioni dei pur meritevoli Organismi internazionali a cominciare dall’ONU, ma ponendo le basi per la costruzione di un Governo mondiale parziale, che limiti lo strapotere dei governi nazionali ed avvii la nascita progressiva di un sistema di sicurezza collettiva che sancisca altresì l’indiscussa supremazia dei diritti umani fondamentali in ogni parte della Terra;

individua nel processo di integrazione europea, di là dalle specifiche manifestazioni di solidarietà contro gli episodi di repressione cinese nel Tibet, che peraltro fortemente approva e fa proprie rispetto alle interessate perplessità dei Governi occidentali, la chiave di volta per costruire con la Federazione europea la riforma democratica delle Nazioni Unite e per tal verso un nuovo ordine mondiale rispettoso della giustizia internazionale e dei diritti dei popoli;

fa voti perché a tale principio si ispiri l’ordinaria condotta dei governi europei, rilanciando da subito, dopo il completamento della ratifica del Trattato di Lisbona, il processo costituente dell’Europa unita, per dotare finalmente il nostro continente di un governo democratico ed efficace che possa essere di sprone e di avanzamento della democrazia a livello internazionale.

IL COMITATO DIRETTIVO DELLA SEZIONE DI TRAPANI DEL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO